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| S C H I Z Z O B I O G R A F I C O - a cura di Maria Teresa Orengo |
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Durante la sua adolescenza e la prima giovinezza, Roberto Covili, nato a Pavullo nel Frignano il 28 luglio 1957, dà segni di irrequietezza che si manifestano in una serie di tentativi cui seguono rinunce e abbandoni. Rinuncia ai corsi dell'Istituto d'arte Venturi di Modena, abbandona lIstituto tecnico G. Antonio Cavazzi di Pavullo, così come abbandonava i vari tentativi di inserirsi nel mondo del lavoro pure in campi a lui non lontani come la pubblicità e il design. Dopo un tentativo di attività commerciale condotto con la sorella, si dedica esclusivamente, seppure con pause ed incertezze, alla pittura.
Intorno agli anni ottanta la forma espressiva che predilige è il disegno, disegno che appare sintetico e ben strutturato, dai contorni rilevati e dalle vaste campiture di colore: il tutto in funzione di una immagine tanto definita nella costruzione quanto enigmatica nei significati. Alcune opere, relative a questo periodo, sono state esposte nella mostra collettiva "Generazioni anni '50-'60", nel 1986, al Palazzo Ducale di Pavullo e successivamente in una personale, nell'estate del 2002, negli spazi della fonoteca del Palazzo Ducale. Ho parlato, in precedenza, dell'irrequietezza di Roberto Covili, della sua difficoltà ad individuare la sua strada. Occorre dire che indubbiamente fondamentali, nella sua formazione artistica, sono i rapporti, in campo estetico, col padre. Vivere all'ombra di un padre famoso, pittore di spicco, e sentirsi a propria volta portato alla pittura: nasce qui il problema, artistico ed esistenziale, di Roberto Covili. La difficile scelta è tra il muoversi seguendo l'esempio del padre, limitando il suo linguaggio e continuando i suoi temi, e il ricercare invece una propria difficile strada, che lo distacchi e lo differenzi garantendogli una sicura autonomia. Problematiche, dunque, pittoriche ed esistenziali: non si tratta per Roberto soltanto di crearsi uno stile, di codificare un linguaggio, ma di conquistare un'autonomia psicologica, vale a dire una propria visione della vita, una propria sicurezza interiore, una risoluta volontà di lasciare un segno riconoscibile. È dunque un processo inconscio che gli è costato inquietudine e sofferenza, procurandogli una profonta confusione interiore, ma questo lungo periodo di ricerca, pieno di tensioni e di continue prove, gli ha permesso di raggiungere una indubbia affermazione dell'io. Il padre, Gino, resta un grande esempio, un maestro, ma la lezione non consiste nell'imitazione, ma nel distacco. Se nel padre lo studio della presenza umana è analizzato nel grande ambito della civiltà contadina e l'uomo è visto nelle sue varie fasi, nel lavoro, nel riposo o nella lotta per la sopravvivenza, nei quadri di Roberto avvertiamo una progressiva riduzione della presenza umana. Se il nodo focale nel percorso di Gino è il documentare e il difendere i valori della civiltà contadina, ricordandone i temi fondamentali, tramandando tradizioni e conoscenze che diversamente andrebbero perdute, in Roberto, di contro, c'è una totale indifferenza verso la storia. In lui la ricerca, pur rivolta agli spazi naturali, è verso paesaggi non contaminati dall'uomo, verso forme primordiali, luoghi purificati da diluvi o erosioni. Per Gino il racconto necessita di grandi dimensioni, per Roberto la scelta verte su dimensioni piccole o addirittura piccolissime. Gino è parte delle vicende e degli ambienti che evoca: si immedesima nei riti e nelle opere della sua gente, come per lui è naturale e necessario. A volte sembra di cogliere il suo volto tra la folla dei personaggi che raffigura, in piena continuità tra il suo mondo e quello che ritrae. Tutto questo è per Roberto inaccettabile, ed egli si distacca da quel contesto, che gli è estraneo, per dedicarsi ad un mondo vergine ed ignoto, che guarda dall'alto, quasi sorvolandolo. Gino guarda alla natura come ad una forza da rispettare, ma anche e soprattutto da temere, poiché da essa dipendono il pane e la vita, in Roberto la natura è cielo mare, terra, tra loro non sempre distinguibili, primordiali, incontaminati, dove l'uomo non è più presente o non ha alcun potere.
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